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Maurizio Cattaneo, Michele Di Sivo, Luciano Furlanetto, Daniela Ladiana

Editrice Alinea – Firenze 2007 – prezzo di copertina € 16 - pp. 168 

Prefazione di Maurizio Cattaneo

 I contenuti di questa pubblicazione scaturiscono da studi e ricerche sulla manutenzione condotte dagli autori negli ultimi venti anni in settori solo apparentemente diversi: l’industriale, il costruito ed i servizi.

L’accumulazione e l’ordinamento di tanto materiale sulla manutenzione, ci ha spinto a progettare la realizzazione di un volume espressamente dedicato a descrivere ed analizzare i fondamenti della cultura manutentiva contemporanea.

L’opera in questione si è rivelata più ampia del previsto e pertanto sono stati anticipati alcuni elementi particolarmente originali in un “quaderno” che riassumesse le principali direttrici di sviluppo assunte nella nostra attività di ricerca.

Il risultato è un insieme di quattro saggi riuniti nel “quaderno” e non strettamente collegati fra loro, attraversati dall’attualissimo tema della sostenibilità presente come una “radiazione fossile” in ogni aspetto della manutenzione.

Vi sarete chiesti per quale motivo intitolare questo “quaderno” Cultura di Manutenzione? C’è stata effettivamente una breve discussione in merito al nostro interno, perché non si voleva dare un titolo fuorviante rispetto ai contenuti che sono piuttosto diversi fra loro, d’altro canto, si voleva sottolineare l’appartenenza del materiale alla Cultura Manutentiva con la C maiuscola, e non alla manualistica.

La letteratura manutentiva italiana apparsa copiosamente negli ultimi tre lustri, infatti, si è spesso distinta per il carattere manualistico e strettamente collegato all’esperienza pratica degli autori.

Ciò se ha permesso da un lato di veicolare rapidamente nozioni maturate in particolari settori allo scopo di mutuarle con l’esperienza dei lettori, da un altro lato l’estrema varietà di codeste nozioni e la loro scarsa strutturazione ne ha impedito l’inquadramento in un contesto generale che portasse dei contributi di tipo epistemologico alla scienza manutentiva.

Da qualche anno, poi, la pubblicistica manutentiva si è concentrata particolarmente sull’ingegneria di manutenzione, di pari passo con il progredire di questa materia nell’insegnamento universitario, la quale però, concentrandosi su un filone di analisi tecnica e progettuale avulso dall’organizzazione, e dedicando poco spazio alla ricerca, ancora una volta non ha portato contributi di tipo epistemologico.

L’obiettivo che desideriamo perseguire è invece proprio questo, ossia la strutturazione dei concetti manutentivi ed una rivisitazione in senso epistemologico della manutenzione allo scopo di introdurre dei principi fondativi che siano indipendenti dal sistema tecnico sottostante e dalla sua tecnologia, risultando così facilmente applicabili a tutti i sistemi che appartengono all’ambiente antropizzato e, parzialmente, anche all’ambiente naturale.

Togliere le ambiguità, in qualche caso la scarsa razionalità e la scarsa utilità, la difficile operabilità, e la dipendenza da particolari tecnologie, ci ha permesso di semplificare il messaggio culturale della manutenzione e di arricchirlo con contributi derivanti dalla sociologia e dalla psicologia, materie queste sistematicamente lasciate fuori in passato da ogni discorso sulla manutenzione.

Come è stato ben specificato nel saggio sulla manutenzione della città, quest’ultima deve necessariamente prendere in considerazione, oltre che la politica, la sociologia e, se vuole definire compiutamente il concetto di guasto e di degrado, la psicologia ambientale. Mentre appare evidente come nella manutenzione delle macchine l’orizzonte di integrazione sia ben più circoscritto e si limiti agli aspetti puramente meccanici. Questo però solo in apparenza. Basti pensare alle conseguenze derivanti dall’inquinamento o dalla sicurezza dei luoghi di lavoro ed ecco che sociologia, psicologia e politica rientrano anche nella fabbrica, un ambito fra i più distanti dalla città e dalla manutenzione urbana.

Un altro saggio è dedicato alla manutenzione nella fase di progettazione dei sistemi, un tema non recente, sviluppatosi negli anni settanta con il contributo importante di Benjamin S. Blanchard, che oggi è rivisitato alla luce della crescente produzione normativa, dalla 626 e dalla cosiddetta direttiva macchine, in poi, e rispetto al valore assunto dalla manutenibilità come requisito di progettazione e dalle tecniche affidabilistiche utilizzate per trovare un compromesso fra costo e affidabilità dei sistemi.

Troppo spesso leggiamo l’ennesimo (e inutile) commento sulle cosiddette tecniche quantitative (FMECA, FMEA, RCM, ecc.) impiegate per progettare l’intervento manutentivo, giunte ormai nella loro terza età. Il tema diviene invece molto più serio quando coinvolge elementi sfumati e di origine qualitativa che impattano più sulle politiche di progettazione che sui metodi di indagine, delle quali è offerta una panoramica non esaustiva.

Anche nel saggio dove la manutenzione è intesa come cura, al termine di una lunga requisitoria sull’etica della sostenibilità, le parti conclusive sono dedicate alla progettazione, a dimostrazione della centralità che assume oggi l’aspetto progettuale nella manutenzione, sia come intervento, sia come contributo alla più ampia progettazione dei sistemi.

Con la sostenibilità l’autore punta all’essenza della cultura manutentiva, intesa come scelta di campo e di vita, la tecnologia della conservazione assunta come strumento e metodo per superare i “limiti dello sviluppo” in una dimensione che oltre ad essere etica e progettuale, assume anche una connotazione estetica, perché nel discorso svolto dall’autore la manutenzione si nobilita e diventa “arte”. Non ci sono termini anglosassoni per esprimere questa dimensione che fa parte della cultura dell’Europa continentale da tempo immemorabile. Come direbbe Carlo Cattaneo, sono concetti incomprensibili per chi intitola le strade con un numero e progetta la pianta delle città con la riga e con la squadra.

La società post-industriale fa appello alla cultura della manutenzione al fine di informare la dimensione del progetto per un più responsabile confronto con il limite delle risorse, il degrado della città e le esigenze degli utilizzatori.

Su tali aspetti si inserisce il saggio che intende fissare un nuovo paradigma ed una nuova cinetica nella manutenzione di oggi.

La direttrice principale di questo filone di studi riguarda l’ipotesi di separare la manutenzione dalla tecnologia dei sistemi sottostanti, propone una visione della manutenzione trasversale ai settori merceologici, e basata su pochi principi semplici e rigorosi che portano chiarezza in una materia che spesso è confusa con i suoi numerosi campi di applicazione dai contorni vaghi e indefiniti.

Il testo in questione partendo da una breve analisi storica, inquadra la manutenzione in una struttura diversa dal passato e più adatta a rappresentare le trasformazioni avvenute in seguito ai contributi di Nakajima e alla definizione del TPM.

Gli strumenti della manutenzione si concentrano sulle cause prime di avarie e degradi, finalizzando le teorie e i metodi progettuali allo scopo di evitare l’azione manutentiva, con i mutamenti che questo comporta nella cinetica manutentiva e nelle conseguenti implicazioni formative. Si trasformano anche gli obiettivi strategici che integrano la manutenzione classica fondata sul ciclo di vita dei sistemi con il tema della sostenibilità.

Nel “quaderno” non ci sono approfondimenti, che verranno proposti in un libro prossimo venturo, non si trova la soluzione ai problemi che attanagliano i nostri lettori, ci sono spunti e linee guida, un’opera per discutere e per creare confronto e dialogo col lettore su alcuni temi “caldi” della manutenzione contemporanea.


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